La rivoluzione poligonale
Se nel 1993 F1 SUPERLAP ha rappresentato il canto del cigno della tecnologia 2D, nel 1992 Sega aveva già “sganciato la bomba” che avrebbe cambiato per sempre il mondo dei videogiochi di corsa…
Quando il cabinato di Virtua Racing fece la sua comparsa nelle sale giochi, l’impatto visivo fu un vero e proprio shock: fino a quel momento i rari esperimenti in grafica poligonale erano confinati a simulatori di volo complessi e lenti ma Sega, guidata dal genio di Yu Suzuki e dal team AM2, prese quella tecnologia embrionale e la trasformò in pura adrenalina arcade!
La scheda Model 1
La storia di Virtua Racing non inizia con l’idea di un gioco ma con lo sviluppo di un hardware. Yu Suzuki infatti voleva superare i limiti dello pseudo-3D per creare un mondo in cui gli oggetti avessero una reale profondità e per farlo Sega collaborò con la divisione aerospaziale di General Electric per sviluppare la scheda arcade rivoluzionaria che tutti ormai conosciamo fin troppo bene: la scheda Model 1.
Inizialmente, Virtua Racing non era nato per essere commercializzato: il prototipo, chiamato internamente Formula V, era semplicemente un software di test per capire quanti poligoni riuscisse a muovere contemporaneamente a 60 fotogrammi al secondo la nuova scheda. Suzuki e il suo team rimasero così estasiati dalla fluidità della simulazione che decisero di trasformare quel test in un prodotto finito.
Il prezzo del cabinato era astronomico ma Sega non badò a spese: la versione Deluxe includeva un sistema idraulico che muoveva l’intero abitacolo a seconda delle curve e della forza G e un volante con un primitivo ma efficacissimo sistema di Force Feedback che opponeva resistenza nelle curve ad alta velocità.

L’impatto sul pubblico
Nel 1992, vedere una monoposto di Formula 1 composta da blocchi solidi e colorati che curvava ruotando tridimensionalmente lasciò tutti noi appassionati a bocca aperta! Ci furono tre elementi cardine che cambiarono le regole del gioco per sempre:
- Le quattro inquadrature (V.R. View): per la prima volta, premendo i famosi quattro tasti colorati sul cabinato, il giocatore poteva cambiare la telecamera in tempo reale. Era possibile guidare con la visuale in prima persona dall’abitacolo, da sopra il casco del pilota o con due diverse inquadrature aeree posteriori.
Una vera rivoluzione che immergeva TOTALMENTE il giocatore nell’esperienza videoludica. - I replay dinamici: quando la partita finiva (o durante la modalità spettatore), il gioco mostrava la corsa con inquadrature televisive spettacolari, calcolando i tagli di telecamera in tempo reale. La gente si accalcava nei bar e nelle sale giochi solo per guardare gli altri giocare.
- La fluidità e il controllo: nonostante i poligoni fossero privi di texture (erano superfici a colore piatto), il gioco si muoveva a un frame rate costante. Il controllo del mezzo era matematicamente perfetto: percepivi il momento esatto in cui l’auto perdeva aderenza.
Il chip SVP su Mega Drive
L’impatto di Virtua Racing fu così devastante che i giocatori iniziarono a chiederne a gran voce una versione da casa ovviamente su Sega Mega Drive… Ma come convertire un mostro di potenza come il Model 1 sul vecchio e glorioso Mega Drive a 16-bit?
La risposta di Sega fu un capolavoro di ingegneria: nel 1994 pubblicò infatti la cartuccia del gioco inserendovi all’interno un coprocessore custom: il chip SVP (Sega Virtua Processor). Questo chip faceva esattamente lo stesso lavoro che il Super FX faceva su Super Nintendo per Star Fox, potenziando le capacità di calcolo del Mega Drive. La cartuccia costava quasi il doppio di un gioco normale (circa 100 dollari dell’epoca), la grafica era comprensibilmente ridotta all’osso e il frame rate dimezzato ma era un vero miracolo: il Mega Drive stava facendo girare un gioco interamente poligonale in 3D fluido!
Successivamente il titolo arrivò anche su Sega 32X e Sega Saturn ma di queste versioni ne parleremo piu avanti…
Qui sotto potete vedere la cartuccia di Virtua Racing per Megadrive con il Chip SVP all’interno ed un video del gioco per il 16 bit Sega.

Per concludere
Senza Virtua Racing, non avremmo avuto nemmeno DAYTONA USA, RIDGE RACER o la serie GRAN TURISMO.
Yu Suzuki non ha semplicemente creato un gioco di corse ma ha tracciato la linea di demarcazione tra la vecchia (seppur sempre valida) grafica bidimensionale e il futuro poligonale dell’intera industria dei videogiochi. Mentre F1 Superlap rifiniva l’arte del passato portando il 2D alla sua massima espressione, Virtua Racing scriveva le prime parole del futuro.
Un pezzo di storia che, ancora oggi, emana un fascino irresistibile!














