ROCKY – Sega Master System (1987)

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Quando si parla di trasposizioni cinematografiche su console a 8-bit, il rischio di trovarsi tra le mani un prodotto su licenza mediocre è sempre altissimo. Eppure, nel 1987, SEGA decise di rischiare con un titolo che, nonostante i limiti tecnici dell’epoca, riuscì a catturare l’essenza della saga di Sylvester Stallone.

Indossiamo i guantoni, saliamo sul ring e prepariamoci a rivivere le gesta del mitico Silvestro!

Un gameplay “fisico”

Rocky, a differenza di PUNCH-OUT!! di Nintendo che puntava tutto sul tempismo dei nostri colpi, preferisce un approccio più fisico e “ignorante”. Il gioco infatti si divide essenzialmente in due fasi:

  1. L’Allenamento: Prima di ogni match, dovrete affrontare dei mini-giochi (sacco pesante, colpitori, speed bag). Premere forsennatamente i tasti non serve solo a fare scena: migliorare le statistiche di Rocky è fondamentale per non finire al tappeto dopo due round contro i boss più avanzati.

  2. Il Combattimento: La visuale è laterale, con sprite di dimensioni generose. La gestione della barra della “Fatica” è il cuore del match: colpire a vuoto o incassare troppo vi lascerà esausti, rendendovi vulnerabili ai montanti avversari.

I tre rivali

Il gioco ripercorre la trilogia originale attraverso i tre storici antagonisti e la curva di difficoltà aumenta in modo proporzionale all’avanzare dei tre “livelli”:

  • Apollo Creed – Il banco di prova: elegante e veloce ma gestibile se avete preso confidenza con i jab.
  • Clubber Lang – Qui le cose si fanno serie: la sua potenza è devastante e richiede una strategia difensiva molto più attenta e mirata.
  • Ivan Drago – Il boss finale: un colosso che sembra non sentire il dolore! Batterlo senza aver massimizzato l’allenamento è praticamente un’impresa da “Mission Impossible”.

Il Master System tira fuori i muscoli

Dal punto di vista grafico, Rocky è un piccolo gioiello del 1987. Gli sprite sono enormi per l’epoca, superando in dettaglio quasi tutto ciò che si vedeva sulla concorrenza. Certo, questo comporta qualche sfarfallio (flickering) quando gli atleti si sovrappongono ma l’impatto visivo resta notevole.

E il comparto sonoro? Qui scatta l’effetto nostalgia: sentire la versione 8-bit di “Gonna Fly Now” (il tema di Bill Conti) provenire dal chip sonoro del Master System è un’esperienza che giustifica da sola l’accensione della console.

Pro e contro

PROCONTRO
Atmosfera: La licenza è sfruttata benissimo.Difficoltà: Estremamente punitivo nei livelli avanzati.
Grafica: Sprite grandi e ben animati.Controlli: A tratti un po’ legnosi nel rilevamento delle collisioni.
Allenamento: Sistema di crescita del personaggio originale.Longevità: Solo tre avversari principali possono sembrare pochi.

Per concludere

Rocky per Master System non è certamente un gioco perfetto ma è un titolo che trasuda carattere. È un simulatore di boxe che richiede tanto sudore (virtuale) e una buona dose di pazienza per padroneggiare i ritmi dell’allenamento.
Non è ovviamente fluido come i titoli moderni (e vorrei anche vedere!) ma se siete fan dello Stallone Italiano o collezionisti SEGA, Rocky è un pezzo che non può mancare nella vostra softeca ed è la dimostrazione che, anche un hardware limitato, se ben utilizzato può dare parecchie soddisfazioni!

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Autore: Robert Grechi

Nato nel 1977 ho vissuto in prima persona la nascita dei videogames fin dal lontano 1982, anno in cui entro in possesso di uno splendido Colecovision e con il quale comincio la mia “carriera” videoludica! Da allora è stato un susseguirsi di Home Computer e Console che hanno ampliato ulteriormente l’interesse per i videogiochi al punto da aprire, nel mese di Luglio 2009, il blog Retrogaming Planet interamente dedicato al mondo videoludico anni ’80 – ‘ 90!

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