SPECIALE – PROGRAM: la storica rivista degli anni ’80

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Negli anni ’80, il passaggio dell’informatica da tecnologia industriale a fenomeno di massa avvenne attraverso le tastiere degli home computer a 8-bit. In Italia, tra il 1984 e il 1989, una rivista in particolare riuscì a trasformare le camerette dei ragazzi in veri e propri laboratori di sviluppo: stiamo parlando di PROGRAM, storica rivista pubblicata dal Gruppo Editoriale Jackson, che si distinse nel panorama edicola per un approccio orientato al “fai-da-te”, ponendosi al centro dell’esplosione dei personal computer casalinghi.

La struttura della rivista

I fascicoli di Program contavano in media tra le 32 e le 96 pagine a seconda del numero e del tipo di listati in BASIC contenuti e venivano pubblicati con cadenza mensile; il layout interno seguiva una scaletta rigorosa, pensata per bilanciare informazione, apprendimento teorico e pratica sulla macchina:

  • L’Editoriale e la Posta dei lettori: uno spazio dedicato al dialogo con la community, dove la redazione rispondeva a dubbi tecnici, risolveva problemi di caricamento del software e forniva i chiarimenti sui refusi dei numeri precedenti
  • Vetrina hardware e Novità software: La panoramica dei nuovi computer, periferiche (registratori a cassette, floppy drive da 5.25″, joystick) e le recensioni dei principali giochi commerciali. Le valutazioni analizzavano grafica, sonoro, giocabilità e longevità tramite schede sintetiche corredate da foto delle schermate di gioco prese direttamente dai monitor CRT
  • La sezione Listati (Il “Core” della rivista): numerose pagine fitte di codice sorgente ordinate per piattaforma (Commodore 64, Sinclair ZX Spectrum, VIC-20, MSX) e contenenti giochi, utility, routine grafiche e software gestionali casalinghi
  • Scuola di programmazione e Tutorial: articoli didattici volti a spiegare la logica dietro le istruzioni BASIC, la gestione della memoria, l’uso dei comandi PEEK e POKE per modificare i registri hardware, fino alle prime nozioni di Linguaggio Macchina per superare i limiti strutturali delle CPU a 8-bit
  • Routine e Checksum: le pagine finali ospitavano i programmi di controllo, fondamentali per verificare la correttezza del codice digitato prima dell’esecuzione

Realizzazione tecnica e produzione grafica

La produzione tipografica di Program presentava complessità uniche per l’epoca, legate alla necessità di stampare codice sorgente esente da errori infatti la per evitare i refusi introdotti dalla composizione manuale dei tipografi, i listati venivano spesso generati dai computer della redazione e trasferiti direttamente alle fotocompositrici. Venivano impiegati font a spaziatura fissa studiati per distinguere caratteri ambigui (come lo zero barrato Ø dalla O maiuscola) e per rendere a stampa i caratteri grafici proprietari, come i simboli PETSCII del Commodore 64.
Come accennato poco sopra, inoltre, le schermate dei giochi e dei programmi non venivano catturate tramite schede di acquisizione digitale (all’epoca non ancora diffuse sul mercato consumer) ma fotografate direttamente dallo schermo del televisore o del monitor con fotocamere Reflex.

Questo processo generava sulle pagine stampate il tipico e nostalgico effetto “a righe”, dovuto alla scansione del tubo catodico, che si vedeva spesso anche su riviste videoludiche quali Zzap!, The Games Machine e molte altre.

I listati (interminabili) da battere

Il punto di forza di Program era la possibilità da parte del lettore di affrontare le dinamiche tipiche della programmazione dell’epoca in quanto erano presenti intere pagine di listati in BASIC da digitare per ottenere tool, utility e giochi!
Naturalmente digitare centinaia di righe di codice portava immancabilmente al “Syntax Error” (quanta rabbia nel veder fallire l’avvio del programma dopo aver passato ore a digitare intere pagine e dover riprendere tutto daccapo per un solo e banale errore…) quindi, per facilitare il debug, Program pubblicava utility (i cosiddetti Checksum o Hex Dump Loader): il lettore digitava prima questo breve tool che calcolava un valore univoco per ogni riga inserita e se il valore non corrispondeva a quello stampato a margine della rivista, l’errore veniva individuato all’istante.

CURIOSITA’: Molti dei listati pubblicati non erano semplici riadattamenti da riviste estere ma codice scritto da programmatori italiani, lettori ed emergenti sviluppatori locali!

La rivista mantenne sempre una posizione neutrale tra i due principali standard dell’epoca ovvero il Commodore 64 (forte del chip grafico VIC-II e del mai troppo amato chip audio SID) e lo ZX Spectrum di Sinclair (caratterizzato dalla memoria compatta e dal BASIC rigoroso) e spesso lo stesso programma veniva convertito e pubblicato per entrambe le architetture, mostrando così le differenze concettuali tra le due macchine.

Prezzo di vendita

Nelle sue prime edizioni a metà anni ’80, il prezzo della sola rivista cartacea si attestava tra le 3.000 e le 3.500 Lire in versione “liscia” ma, con l’evoluzione del mercato e la richiesta di un supporto fisico pronto all’uso, la pubblicazione venne affiancata dalle cassette a nastro (Program Tape o le edizioni Special Program).
Il pacchetto completo comprendente rivista e cassetta in custodia di plastica veniva quindi venduto in edicola a un prezzo compreso tra le 7.000 e le 9.000 Lire, mantenendo un costo accessibile rispetto ai titoli commerciali distribuiti su supporto singolo.

Declino e chiusura della rivista

Verso la fine del decennio, tra il 1988 e il 1989, Program concluse il suo ciclo editoriale a causa della rapida trasformazione del mercato tecnologico: l’affermazione di macchine come l’Amiga 500 e l’Atari ST segnò il declino dell’era a 8-bit in quanto con programmi che occupavano centinaia di Kilobyte o Megabyte, la pratica di digitare manualmente i listati stampati divenne inapplicabile. Inoltre il pubblico iniziò a preferire il software “pronto all’uso”: era sufficiente inserire un floppy disk nel proprio sistema per entrare immediatamente nel magico mondo a 16-bit senza più attese nè crampi alle dita!
La carta stampata (che personalmente il sottoscritto ha sempre comunque preferito) perse quindi il ruolo di contenitore di codice per diventare un mero manuale d’accompagnamento per cassette, floppy e successivamente CD-ROM.

Il Gruppo Editoriale Jackson riorganizzò quindi le proprie testate concentrando le risorse sui nuovi sistemi a 16-bit (con riviste come Amiga Magazine) e sull’informatica professionale legate allo standard PC IBM (PC Magazine, MCmicrocomputer).

Per concludere

Più che una semplice rivista di settore, Program ha rappresentato una palestra didattica per la prima generazione di utenti di personal computer in Italia. Spingendo i lettori a digitare, analizzare e modificare il codice sorgente, la testata ha contribuito a trasformare la fruizione passiva del software in una comprensione attiva del mondo informatico e dei suoi linguaggi principali “generando” migliaia di programmatori che hanno iniziato la propria carriera digitando proprio i listati di questa storica rivista!

Oggi i fascicoli di Program sono oggetto di ricerca da parte di appassionati e nostalgici e di conservazione all’interno dei progetti dedicati alla storia dl retrocomputing italiano e chiunque abbia avuto la lungimiranza di conservarne anche una sola copia, oggi si ritrova fra le mani un vero e proprio “reperto archeologico editoriale” dal quale difficilmente vorrà staccarsi!

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Autore: Robert Grechi

Nato nel 1977 ho vissuto in prima persona la nascita dei videogames fin dal lontano 1982, anno in cui entro in possesso di uno splendido Colecovision e con il quale comincio la mia “carriera” videoludica! Da allora è stato un susseguirsi di Home Computer e Console che hanno ampliato ulteriormente l’interesse per i videogiochi al punto da aprire, nel mese di Luglio 2009, il blog Retrogaming Planet interamente dedicato al mondo videoludico anni ’80 – ‘ 90!

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