Il genio di Adriano Olivetti fra cultura e tecnologia – PARTE PRIMA

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Vista l’importanza storica del tema “Olivetti” trattato più volte qui su Retrogaming Planet ed in particolare nell’intervista, pubblicata qualche mese fa, a GASTONE GARZIERA, progettista della storica Programma 101, ho pensato di realizzare una sorta di “speciale” sulla storia Olivettiana soffermandomi in modo particolare su quello che la famiglia Olivetti, inizialmente con Camillo continuando poi il figlio Adriano e terminando con il nipote Roberto, ha dato alla città piemontese di Ivrea (dal 2018 dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO con il titolo di “Ivrea, città industriale del XX secolo“) in termini di edifici residenziali ed ai suoi cittadini per il lavoro ed i servizi sociali.

Si dice che quasi ogni eporediese (così si chiamano gli abitanti di Ivrea) abbia avuto almeno un parente dipendente della Olivetti e che la città veneri letteralmente la famiglia Olivetti, per il contributo dato alla città ed ai suoi abitanti grazie alla realizzazione di fabbriche, asili, scuole e vari servizi sociali, al punto da dedicare una bellissima fontana a Camillo Olivetti, inaugurata ne 1957, scolpita nel muraglione del Castellazzo di Ivrea con affaccio sulla Dora Baltea.
La fontana presenta un getto a cascata ed è decorata da un’effigie di Camillo Olivetti e da una scultura volta a ricordare i meccanismi delle macchine da scrivere.



Inoltre, nel 1960 alla morte di Adriano Olivetti, figlio di Camillo, la città ha sospeso per la prima volta nella storia lo Storico Carnevale (evento accaduto una seconda ed ultima volta soltanto in occasione del COVID) e questo la dice lunga su ciò che la famiglia Olivetti ha rappresentato e rappresenta tutt’ora per tutti gli Eporediesi.

Per questo motivo ho pensato ad un corposo speciale, da suddividere in più parti, che raccontasse la storia della famiglia Olivetti e mostrasse tutto ciò che Camillo ed Adriano hanno realizzato per la città e per i suoi abitanti e lavoratori.


Introduzione

La figura di Adriano Olivetti (Ivrea, 11 aprile 1901Aigle, 27 febbraio 1960) va oltre la semplice definizione di imprenditore in quanto non si limitò a perseguire il successo economico ma si impegnò ad integrare la dimensione industriale con quella sociale, urbanistica e culturale. La sua visione rivoluzionaria di azienda, intrapresa dal padre Camillo, era fondata sulla convinzione che l’impresa non dovesse essere un semplice luogo di produzione e profitto ma un’occasione di crescita in cui il benessere economico dovesse procedere di pari passo con il benessere sociale e culturale della comunità.
E durante la sua gestione dell’azienda, questa filosofia rimase costantemente alla base di ogni sua decisione e azione.

Tutto comincia da Camillo Olivetti

Camillo Olivetti (Ivrea, 13 agosto 1868 – Biella, 4 dicembre 1943) fu un brillante ingegnere e pioniere dell’industria italiana capace di unire l’eccellenza tecnologica ad una visione dell’azienda profondamente innovativa. La sua storia è indissolubilmente legata alla città di Ivrea e all’azienda che fondò nel 1908, la Ing. C. Olivetti & C. S.p.A, azienda che diventerà un punto di riferimento mondiale nel campo delle macchine per scrivere (e non macchine DA scrivere), calcolatrici e, in seguito, dei primi computer grazie all’operato del figlio Adriano prima, che porterà avanti e amplierà la sua filosofia di porre al centro di tutto il design, la qualità e il rispetto per i lavoratori rendendo l’azienda Olivetti un esempio unico a livello internazionale, e successivamente del nipote Roberto che, alla morte del padre “traghettò” la Olivetti nel campo dei Personal Computer rendendola, di fatto, l’azienda che produsse il primo vero computer al mondo.
Ma di questo ne parleremo in modo approfondito più avanti…



La filosofia di Camillo Olivetti si tradusse in progetti concreti: il primo prodotto di successo, la macchina per scrivere M1, era un esempio di eleganza e robustezza.
Quando alla sua morte, avvenuta nel 1943, l’azienda passò nelle mani del figlio Adriano, oltre ad una azienda in forte ascesa, Camillo lasciò al figlio anche una solida base di valori etici e sociali: poco prima di morire gli fece promettere, infatti, di non licenziare mai alcun dipendente e di essere come un padre per i propri dipendenti cosi come era stato lui in precedenza.
Camillo considerava i propri dipendenti come familiari e Adriano, a sua volta, portò la visione del padre a un livello ancora superiore, trasformando la fabbrica di Ivrea in una vera e propria “città ideale” e culturalmente avanzata, riconosciuta oggi come Patrimonio dell’UNESCO.

La vita e gli studi di Adriano Olivetti

La straordinaria visione di Adriano Olivetti non fu un’intuizione improvvisa ma il risultato di un percorso di formazione personale: Adriano infatti fu profondamente influenzato dalla figura del padre Camillo che, fin da piccolo, lo portò in fabbrica per “respirare” e vivere il lavoro. Successivamente Adriano si laureò in Ingegneria Chimica Industriale al Politecnico di Torino nel 1924 e nello stesso anno sposò la torinese Paola Levi dalla quale ebbe i figli Roberto, Lidia e Anna.
Dopo il divorzio ottenuto a San Marino nel 1938 in seguito alla relazione di Paola con il pittore Carlo Levi, Adriano Olivetti si risposò nel 1950 con Grazia Galletti diventando nello stesso anno genitore di Laura (detta Lalla), futura presidentessa della Fondazione Adriano Olivetti a Ivrea.
Qualche annoi prima, precisamente nel 1925, Adriano fece un viaggio di fondamentale importanza per il futuro dell’azienda di famiglia: si recò infatti negli Stati Uniti per studiare l’organizzazione del lavoro e questa esperienza gli permise al suo ritorno di sviluppare un senso di empatia per i lavoratori ed una nuova visione del lavoro in fabbrica.

Per ora ci fermiamo qui ma, giusto per darvi un assaggio, vi anticipo che nel prossimo articolo andremo a vedere la famosa Fabbrica di mattoni rossi e tutte le costruzioni residenziali e sociali realizzate da Camillo e Adriano Olivetti per la città di Ivrea.

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Autore: Robert Grechi

Nato nel 1977 ho vissuto in prima persona la nascita dei videogames fin dal lontano 1982, anno in cui entro in possesso di uno splendido Colecovision e con il quale comincio la mia “carriera” videoludica! Da allora è stato un susseguirsi di Home Computer e Console che hanno ampliato ulteriormente l’interesse per i videogiochi al punto da aprire, nel mese di Luglio 2009, il blog Retrogaming Planet interamente dedicato al mondo videoludico anni ’80 – ‘ 90!

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